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Sono passati
4 anni dall’uscita del primo brevetto del M.E.G. e dalle nostre
prime repliche usando lo schema di Naudin e poi quello originale di
Bearden, entrambi falliti nell’ottenere overunity. Quattro anni
di test, ricerche, teorie varie e lettura di testi free energy di Bearden,
Tesla, Grays, Naudin e combriccola varia.
Ora proverò a spiegare le mie idee e conclusioni riguardo al
mondo della free-energy dove mi appare chiaro esistere un unico filo
conduttore che, più o meno, accomuna i vari dispositivi inventati
ma mai prodotti in serie e nemmeno mai descritti in modo soddisfacente.
Tutte truffe? Potrebbe anche essere ma gli effetti descritti da molti
ricercatori potrebbero trovare spiegazione in fenomeni estremi spiegabili
tramite teorie condivise anche dalla scienza ufficiale.
Il
solitone
Un esempio lampante è il fulmine globulare: prima negato e poi,
dopo numerose prove riguardo la sua esistenza, ecco nascere numerose
teorie sulla sua creazione ed esistenza.
Stessa cosa sta accadendo con le onde scalari o longitudinali: esistono?
no, si, forse…. e se fossero una particolare onda elettromagnetica
che si forma solo in determinate condizioni?
Vi è un’equazione di Schroedinger che permette un risultato
particolare per cui un onda si può auto-mantenere e propagare
senza scambiare energia nel mezzo che attraversa. Ha inoltre particolari
proprietà che, guarda caso, sono molto simili alle onde scalari.
Ed ecco che anche la trasmissione d’energia senza fili a distanza,
come nel caso descritto da Tesla, potrebbe essere possibile economicamente
(elevato rendimento) senza avere controindicazioni (inquinamento elettro-magnetico).
Lo stesso fulmine globulare (secondo una teoria) potrebbe essere una
particolare soluzione dell’equazione di Shroedinger: il nome che
da attualmente è dato a questo tipo di onda dalla fisica non
lineare e’ solitone.
Appare logico che il solitone non ha di per se proprietà overunity
ma potrebbe far accadere dei fenomeni sfruttabili per ricavare energia.
La prima cosa che cercheremo di chiarire è cosa sono i solitoni,
come si formano e quali caratteristiche possono avere. Poi ci occuperemo
dell’effetto Aharonov-Bohm e infine descriveremo come il circuito
del M.E.G. di Bearden potrebbe assimilare questi due effetti per poter
ottenere energia dal punto zero.
Cominciamo
con i solitoni riportando parte del testo di Giuseppe Gonnella tratto
dal libro di Fisica non lineare.
Nel
1834 l’ingegnere scozzese Scott Russell, cavalcando lungo un canale
nelle campagne di Edinburgo, osservo che all’arresto improvviso
di una barca in navigazione corrispondeva la creazione di un’onda
costituita da una grande elevazione solitaria di acqua, con forma ben
definita, che iniziava il suo moto a partire dalla prua della barca
e continuava la sua corsa lungo il canale senza cambiare di forma e
variare la velocita.
Scott Russell segui l’onda, ne misuro la velocita, l’altezza
e la larghezza.
In seguito ripete queste osservazioni in un laboratorio creato all’uopo
cercando, invano, di dare una interpretazione del fenomeno osservato
e del
fatto che la velocità dell’onda solitaria variava con l’altezza
dell’onda. Soltanto nel 1895 due matematici olandesi, Korteweg
e De Vries, riuscirono a dare per la prima volta una descrizione teorica
del fenomeno riportato da Russell. Korteweg e De Vries ricavarono una
equazione non lineare per la propagazione monodirezionale di onde sulla
superficie di un canale .
Una caratteristica notevole di questo tipo di onde, che le differenzia
dalle usuali onde soluzioni di equazioni lineari (le onde piane ad esempio),
è la dipendenza della velocità dall’ampiezza,
in accordo con le osservazioni di Russell.
Una trattazione più dettagliata delle questioni legate alla propagazione
delle
onde non lineari `e al di la degli scopi di queste dispense. Due altre
proprietà importanti delle onde solitarie vanno comunque evidenziate.
La prima è implicita nella forma d’onda: i solitoni
sono onde non dispersive, la loro forma rimane inalterata nella propagazione.
Va poi sottolineato il cosiddetto comportamento particellare di queste
onde. Quando due onde solitarie che soddisfano l’equazione
KdV collidono, esse non si disperdono o rompono ma si attraversano reciprocamente
acquisendo soltanto una variazione di fase.
Questo comportamento è illustrato nella figura 1.7 che evidenzia
che anche nella zona di collisione le ampiezze delle due onde non si
sommano.
Quindi
abbiamo capito che per creare un solitone basta che l’ampiezza
dell’onda sia relativamente alta e che ci sia una brusca variazione
in un breve periodo (per maggiori informazioni riguardo alla formazione
del solitone basta leggersi i documenti che ne parlano riguardo alla
trasmissione in fibra e dove qui sotto aggiungo altro materiale).
Nel
1993 Masataka Nakawawa dei laboratori NTT dopo aver trasmesso un solitone
per 180 milioni di chilometri in fibra annuncia che "non esistono
più distanze” e che l’attenuazione può essere
portata a zero. Linn Mollenauer dei Bell Labs lo stesso anno, usando
un sistema solitonico, riesce ad inviare 10 miliardi di bit/sec. lungo
20.000 km di fibra. Controllare il solitone significa infatti poter
disporre del moto perpetuo. Col solitone, l’onda anomala che si
propaga indefinitamente senza decadere, entriamo nell’era dell’ottica
non lineare.
Il solitone è in grado di trasportare energia
o informazione senza disperderla ed è stato così chiamato
per via della sua analogia di comportamento con le particelle
elementari, che hanno in genere un nome che finisce in “one”
(ad esempio elettrone).
I ricercatori dell’ateneo leccese, in collaborazione con ricercatori
dell’università di Montpellier, hanno dimostrato nel 1988,
l’esistenza dei solitoni localizzati anche a più dimensioni,
, smentendo in tal modo una convinzione diffusa nella comunità
scientifica e aprendo la strada a possibili nuove importanti applicazioni.
Il solitone, ad esempio, può descrivere sia un’onda in
un canale che un impulso luminoso che si propaga lungo una fibra ottica.
Quest'ultima applicazione può dare un’idea dell’importanza
anche economica delle possibili applicazioni della Fisica Non lineare;
oggi, infatti, le fibre ottiche sono utilizzate ancora prevalentemente
nel cosiddetto “regime lineare”, ma ormai è chiaro
che solo l'utilizzo delle fibre ottiche in regime non lineare, quando
il segnale luminoso viene trasmesso sotto forma di solitone, può
permettere la trasmissione rapida e senza errori per lunghe distanze
(oltre 12.000 Km) dell’enorme quantità di informazione
necessaria per il funzionamento delle cosiddette “autostrade informatiche”.
Quindi,
fatto importantissimo, il solitone si comporta come particella
e, il nucleo magnetico, si comporta da mezzo non lineare (come la fibra
per gli impulsi del laser e il canale per l’acqua). Ricordo inoltre
che il laser crea un’onda elettromagnetica di una determinata
frequenza (elevata). Quindi non è esclusa a priori la possibilità
di poter creare un solitone elettromagnetico a frequenze di gran lunga
inferiori e di propagarlo nell’aria, nel vuoto o in un nucleo
ferromagnetico.
L’effetto
Aharonov-Bhom
Passiamo ora ad un cult e cioè l’effetto Aharonov-Bhom.
Riporto parte di un mio documento gia disponibile on-line:
Nel
1959 Aharonov e Bhom pubblicarono su 'Phisical Review' una teoria secondo
cui il solo potenziale vettore A potesse (come il campo elettrico E
o magnetico B) influire sulle particelle senza che sia presente nessun
campo. La dimostrazione veniva realizzata tramite due esperimenti, ma
noi ci interesseremo solo di uno dei due. Da un cannone elettronico
che lavorava nel vuoto, venivano sparati due fasci di elettroni che,
una volta riflessi da degli schermi, andavano a colpire un visore dove
si formava la figura d'interferenza tra le due onde.
Nel
mezzo del cammino dei due raggi, veniva inserito un solenoide ideale.
Ebbene, una volta alimentato il solenoide, la figura di interferenza
si modificava in quanto il potenziale vettore A andava a modificare
la fase degli elettroni. Questo non può essere spiegato tramite
la fisica classica poiché, in un solenoide ideale, l'intero flusso
B è contenuto all'interno di esso e nessun campo può essere
presente all'esterno. In quegli anni si pensò che la cosa fosse
dovuta ad errori o alla non perfetta tenuta del solenoide.
Poi però l'esperimento fu nuovamente replicato nel 1982 da Akiro
Tonomura che per mezzo di superconduttori e di raffinate tecniche, dimostro
che l'effetto era reale.
Ora è inutile che spieghi cosa sia il potenziale vettore A, il
discorso sarebbe complicato e lungo, basti sapere che è ampiamente
conosciuto e usato nelle equazioni di Maxwell ma non si era mai pensato
che potesse esistere fisicamente.
Le conclusioni dei vari esperimenti sono a dir poco stupefacenti.
Praticamente,
in una zona dove non e' presente nessun campo elettrico E ne magnetico
B (E=B=0), il potenziale vettore A può essere diverso da 0 modificando
quindi il comportamento delle particelle che passano in quella regione.
A questo punto, usando le equazioni d'onda di Shroedinger della
meccanica quantistica, che descrive il moto delle particelle, si possono
ricavare dei potenziali.
L'effetto e' ampiamente documentato e ormai praticamente accettato da
tutti, ma le sue possibili implicazioni non sono ancora definite. Alcuni
hanno anche cercato di adottare le equazioni di Shroedinger per contemplare
l'effetto ma con conseguenze matematiche ancora più bizzarre.
Una alternativa è quindi quella di rivedere il concetto stesso
di potenziale, cosa che appunto viene discussa.
Comunque Aharanov e Anandan si spinsero ancora più avanti affermando
che la modifica di fase è collegata alla fase geometrica (fase
di Berry) ma è libera da costrizioni adiabatiche (cioè
lo scambio di energia è ammesso).
Ricordo inoltre
che per avere l’effetto AB bisogna avere delle particelle (come
nel caso degli elettroni sparati) oppure un impulso solitonico, che
ha un comportamento particellare. Ecco perchè un impulso elettromagnetico
tradizionale non può dar luogo all’effetto AB (spiegazione
del fallimento degli attuali M.E.G. in circolazione).
Per poter creare un impulso solitonico nel nucleo del MEG, si potrebbe
utilizzare una tensione ad onda quadra lasciando che la corrente circolante
nella bobina si interrompa bruscamente (in quel istante abbiamo un picco
di tensione ai capi della bobina stessa, il tanto citato picco di Lenz
(ma per ora non parliamone).
Per sfruttare meglio il fenomeno si potrebbe avvolgere una bobina di
controllo tramite il metodo descritto da Tesla nel suo brevetto (bobina
bifilare). Con quel metodo di avvolgimento la bobina presenta anche
una capacità superiore rispetto al metodo tradizionale e, quindi,
riesce ad immagazzinare e cedere una energia maggiore rispetto alla
bobina tradizionale.
Anche in questo caso il metodo di alimentazione della bobina di ingresso
sarebbe quello di usare un segnale ad onda quadra in modo che nel momento
del blocco d’alimentazione, si abbia un notevole picco di energia
(molto maggiore rispetto alla bobina tradizionale) che possa aiutare
la formazione del solitone all’interno del nucleo (forma d’onda
di una secante iperbolica).
Inoltre, per avere una variazione più accentuata e aumentare
il livello energetico dell’onda aumentando cosi’ le possibilità
di creare un’onda solitonica e non un’onda tradizionale,
si potrebbe anche usare una bobina d’uscita (chiusa su un carico)
ma sincronizzata con il segnale di controllo utilizzato dalla bobina
di ingresso (così facendo recuperiamo anche l’energia utilizzata
nella fase di conduzione), staccando il carico nello stesso momento
in cui viene tolta l’alimentazione.
Ammettendo e sperando che il solitone possa essere stato creato (anche
se non e’ cosi semplice come descritto finora), ipotizziamo ora
che una delle due bobine d’uscita sia avvolta non nel metodo tradizionale,
ma ad anello chiuso (proprio come nel caso dell’effetto Aharonov-Bohm)
e cioè come una bobina di Smith oppure nel metodo bifilare ma
anti-induttivo.(vedere altri documenti on line che chiariscono bene
questo tipo di bobine).
Se consideriamo
questo anello/bobina dal punto di vista elettrico tradizionale, non
avremo nessun tipo di tensione indotta nei due terminali perchè
la bobina possiede un valore di induttanza nulla e quindi la variazione
del potenziale A (prodotta dalla repentina variazione del campo magnetico,
onda solitonica nel nostro caso), non crea nessuna tensione indotta
ai terminali della bobina. Quindi il solitone non cede energia alla
bobina anti-induttiva e nemmeno alla bobina d’uscita (carico staccato,
circuito aperto) e nemmeno alla bobina di controllo (alimentazione staccata,
circuito aperto).
Ora nel centro del nostro nucleo inseriamo un bel magnete potente che
fornisce un campo magnetico B costante e quindi un potenziale vettore
A esterno al nucleo (A elevato e costante dove viene a sommarsi un delta
A, ma di gran lunga inferiore, creato dall’impulso magnetico del
solitone).
Free energy?
Cosa succede in questa condizione? Analizziamo il circuito dal punto
di vista dell’effetto Aharonov-Bhom: ecco che qualcosa di affascinante
accade. Infatti abbiamo detto che il solitone ha un comportamento particellare
e, il campo magnetico da lui prodotto si muove alla velocita’
della luce o quasi .
Dobbiamo tenere presente che una variazione del campo magnetico crea
una tensione indotta in una bobina che sta nel circuito magnetico stesso
(E=-dA/dt). Ora, la bobina/anello non ha un valore induttivo ma è
comunque un circuito chiuso sul nucleo (quindi soddisfa l’effetto
AB) ed e’ attraversato da un’onda solitonica. Se prelevassimo
il solitone tramite una bobina tradizionale, non potremmo creare nessun
effetto AB e l’energia che ne ricaveremmo sarebbe identica a quella
fornita per crearlo (semplice trasformatore, la tensione prodotta deriverebbe
dal solitone).
Invece, il solitone che trova nella sua strada la bobina anti-induttiva
e per di più quando esiste un potenziale vettore A costante (magnete),
fa emergere una tensione (equazione di Schroedinger per effetto AB)
che sarà proporzionale al numero di anelli della bobina, al valore
energetico del solitone e al valore di A dato dal magnete permanente.
Se non avessimo il magnete permanente, il valore di A sarebbe solo quello
del solitone (molto piccolo) e quindi lo sfasamento sarebbe quasi nullo
e la tensione sarebbe inesistente.
Quindi è proprio il magnete che fornendo un A costante riesce
a creare le condizioni adatte affinché sia creata dell’energia
libera.
Ma e’ anche importante il solitone perchè senza di lui
non avremo un comportamento particellare (creazione effetto AB) e la
possibilità di avere un impulso ( E=-dA/dt).
A questo punto il
mio modello assomiglia molto al M.E.G. presentato da Bearden e manca
solo un’ulteriore bobina di controllo e una più semplice
gestione della bobina induttiva, complicata da me per rendere, spero,
più chiaro il mio ragionamento e i metodi per far aumentare l’energia
in gioco nel nucleo.
Se riuscissimo a
ottimizzare per bene il principio da me descritto sopra, ecco allora
che lo schema di Bearden sarebbe perfetto. Infatti usando due bobine
di controllo, si riuscirebbe a creare dei solitoni opposti e, trovando
la frequenza di risonanza adatta, il rendimento salirebbe.
Anche la bobina d’uscita tradizionale (quella induttiva) non avrebbe
molto senso farla lavorare nel metodo da me descritto (cioè comandata
da un segnale che collega/scollega il carico), in fondo basterebbe che
il solitone non decadesse troppo rapidamente poiché deve sostenersi
per il tempo necessario a creare l’effetto AB. Ma non deve rimanere
nemmeno troppo a lungo… Quindi il valore della bobina tradizionale,
così come il carico, deve essere ben calcolato a seconda del
livello energetico da far raggiungere per creare il solitone e dal conseguente
suo annullamento .
Solo facendo così il potenziale d’uscita (e quindi, a parità
di carico, di potenza), raggiunto potrebbe essere rafforzato sia dalle
bobine di controllo sia dallo stesso effetto AB. Aumenterebbero reciprocamente
il valore raggiunto dal solitone creando così più tensione
sulla bobina anti-induttiva (Bearden parla di regauging a catena) ma
anche un più alto assorbimento di corrente (e quindi un maggiore
dA) nelle bobine di controllo.
Il Picco
di Lenz
Ritorniamo ora a parlare del picco di Lenz: molto probabilmente la creazione
del solitone non avviene usando solamente onde quadre di tensioni (l’ho
descritta per far meglio comprendere il funzionamento) ma solo nel momento
in cui togliamo la tensione. In quell’istante abbiamo un notevole
impulso elettromagnetico che però dura un brevissimo tempo (energia
accumulata dalla bobina e rilasciata molto velocemente). Ecco che la
sua forma è proprio identica ad una secante iperbolica che contraddistingue
il solitone.
Tutto il discorso precedente rimane valido tranne per il fatto che l’impulso
solitonico lavora per un tempo molto più breve rispetto a quello
pensato. Si hanno quindi 2 tipi di funzionamento uno da trasformatore
normale (per mantenere un alto valore di energia in gioco e migliorarne
il rendimento) e uno invece ‘free-energy’ dato nei soli
istanti in cui si crea il picco di Lenz e dove si scatenerebbe il solitone
e l’effetto AB.
Un altro piccolo trucco che ha usato Bearden per creare l’impulso
solitonico è nascosto nelle dimensioni delle bobine di controllo.
Infatti per fare in modo che si potesse creare un’alta densità
energetica (favorendo il solitone), la lunghezza delle bobine e’
molto ridotta.
Anche il numero molto alto di avvolgimenti sulle bobine d’uscita
suggeriscono una maggiore possibilità di far emergere delle tensioni
sfruttabili date dall’effetto AB.
Ci sono però anche numerosi problemi nella creazione del solitone
all’interno del nostro nucleo chiuso: è molto più
semplice creare un solitone con un nucleo aperto in modo che sia libero
di allontanarsi. I test che ho effettuato con una barra di ferrite hanno
dato esito positivo Una forma d’onda associabile ad un solitone
fatta transitare su una bobina/anello dava risultati diversi a seconda
se inserivo o meno il magnete permanente.
Nel caso del nucleo chiuso, il solitone potrebbe interferire con se
stesso e bisogna trovare il modo per cui possa crearsi (quantità
di energia necessaria), creare l’effetto AB ( ‘passare’
cioè una sola volta(?) nella bobina/anello) e morire facendo
ritornare l’energia da lui trasportata nelle bobina tradizionale
(migliorare il rendimento). Un’impresa difficile sia teoricamente
che praticamente tanto che Bearden non è ancora riuscito a produrre
il M.E.G. a livello industriale.
Chi ci aiuta?
Come appare chiaro, la teoria e il dimensionamento, come pure la realizzazione
pratica, è molto ma molto complessa. Tutta la matematica che
sta dietro ad ogni singolo effetto qui sopra menzionato è molto
difficile da trattare e ancor di più metterla assieme per realizzare
qualcosa di concreto: una scommessa difficile che io non posso nemmeno
pensare di sviluppare.
Se vogliamo che il progetto del M.E.G. possa continuare a svilupparsi
su questo sito e questo forum sarà necessario l’aiuto da
parte di ingegneri, fisici e di tutti quelli che possono aiutarci analizzando
innanzitutto questa mia congettura, e poi nel procedere con soluzioni
teoriche e pratiche per il dimensionamento di ogni singolo componente.
Io il sasso l’ho
buttato…
Sandro Meg
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