TEST CON LE RESISTENZE AL CARBONIO DI JLN:

  22/01/2003  

 

Ho acquistato le resistenze al carbonio da un distributore Americano (WELBORNE LABS) da 120 Kohm e 2 Watt di potenza. Ho poi 'bruciato' le resistenze con un trasformatore ad alta tensione usando quello di un televisore a colori (22KV).
Dopo circa un minuto ho rimisurato la resistenza trovando effettivamente una resistenza attorno ai 340 Kohm. Ho effettuato altre 'bruciature' notando che si possono avere resistenze anche fino a 1 Mohm lasciandole sotto tensione per 2-3 minuti.
A questo punto l'ho inserita nel MEG (uguale allo schema di Naudin V3) mettendo nell'altro lato una resistenza da 490 Kohm. Ho inoltre inserito in serie alla resistenza un milliamperometro.

La frequenza di risonanza, dopo un paio di minuti e aspettando che la resistenza si scaldi, l'ho trovata a 21,530 Khz. La tensione d'ingresso l'ho fissata in 16,7 V in modo da avere in uscita una tensione di 1600 Vpp. La corrente d'ingresso misurata e' stata di 0,09 A con una potenza d'ingresso sui 1,5 W.
Per la misure della corrente d'uscita ho effettuato due diversi tipi di misurazioni: la prima mettendo un terminale della bobina d'uscita a massa, la seconda cercando di eseguire le misure senza nessun riferimento a massa.
Nel primo caso ho misurato una corrente efficace di 2 mA sia con il milliamperometro che con le sonde d'oscilloscopio. Inoltre da come si può vedere dalla foto, la corrente e' risultata in fase con la tensione misurando una potenza di 1,13W. Non ho misurato la potenza sull'altro lato poiché irrisoria. Il COP in questo caso e' stato pari a 0,75.

Discorso diverso e' invece misurare la corrente non mettendo a massa un terminale. Prima di dare i dati devo far notare che la misura sia con l'amperometro che con l'oscilloscopio risultano molto imprecise dovute al forte campo elettrico che si crea. Basta inserire un solo terminale nel milliamperometro che si vede gia' scorrere una corrente notevole che poi si abbassa inserendo il secondo puntale. Inoltre le sonde che si inseriscono nel circuito per confrontare la misura di corrente, modificano il valore letto nel milliamperometro e quest'ultimo varia addirittura se avvicino le mie mani sul display. Tutto questo per dire che e' molto difficile sapere il valore esatto di corrente d'uscita ed e' molto facile sbagliarsi credendo di avere un COP >1.
La corrente d'uscita letta sul milliamperometro e' stata di 3,5 mA che però non e' stata possibile confermare con le sonde d'oscilloscopio lasciandomi così molti dubbi sulla sua veridicità. La potenza teorica e' quindi di 1,97 W con un COP dubbio di 1,3.

Ma queste resistenze al carbonio 'condizionate' sono necessarie? Ho provato ha inserire una resistenza con la stesso valore di quella condizionata e i valori misurati sono stati identici. Inoltre non ho notato come al solito differenze se inserivo o meno un magnete.
Avendo a disposizione un sensore di Hall che può misurare fino a 700 Gauss ho provato a 'tarare' il MEG. Per prima cosa ho aperto il nucleo inserendo nel centro il sensore e visualizzando sull'oscilloscopio la relativa fdo.

Come immaginavo e come la teoria ben spiega, il campo magnetico prodotto da una bobina da 100 spire alla frequenza di 21Khz e con una corrente di soli 0,045 A (0,09/2), e' molto debole (non visualizzabile con il mio sensore).
Se invece abbassiamo la frequenza di lavoro riusciamo a visualizzare il continuo alternarsi di flusso magnetico creato dalle due bobine.

La foto mostra il flusso ad una frequenza di 6Khz.

Anche se vorrei inserire un magnete che potesse far lavorare il MEG a 6Khz, il suo campo magnetico dovrebbe essere debolissimo. Non parliamo poi di quello che dovrei inserire per i 22Khz (frequenza di risonanza).
Tutti i magneti che possiedo sono enormemente più potenti di quello che la bobina a quelle frequenze e correnti, possa generare.

Discorso diverso e' se invece abbassiamo la frequenza di lavoro. A quel punto si possono fare dei confronti.
Forse il Parallel Path funziona solo a basse frequenze ma allora perché Naudin insiste che bisogna avere un magnete il cui campo deve essere spostato completamente dalle bobine di controllo se poi mostra un potente magnete a terre rare e piuttosto voluminoso? Mah....

Per ora e' tutto.
Il prossimo passo sarà adattare il generatore di funzioni da poco acquistato che servirà ad inserire tutte le forme d'onda e frequenze possibili nel nostro MEG.
Per quanto riguarda la seconda misura che abbiamo eseguito e che vanta un COP >1, sono sicuro al 99,9% che la misura di corrente sia sbagliata ma spero proprio che prossimamente riuscirò a misurare in qualche modo il valore reale.

Ciao, alla prossima e ci troviamo sul forum.

Sandro.


 

 

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Traduzione dal libro di T.E. Bearden